giovedì 27 febbraio 2014

GIUDICE DI PACE LICENZIATO A CAUSA DELLE SUE SENTENZE CONFUSE

Si è tolto la vita sparandosi con la pistola acquistata il giorno prima in armeria
Come ultimo atto ha inviato una e-mail ai magistrati che l'avevano rimosso

Torino, suicida in ufficio giudice di pace
Il Csm l'aveva licenziato: "Sentenze confuse"


Il corpo del giudice viene portato via dall'ufficio

TORINO - Prima ha spedito una e-mail ai magistrati che lo avevano rimosso dall'incarico di giudice di pace per criticare la loro decisione. Poi si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola alla tempia destra, nell'ufficio in cui aveva lavorato per quattro anni. L'ultimo giorno di vita di Francesco Sibilla, 57 anni, si è consumato così stamane, nella bassa palazzina che a Torino ospita una sede distaccata del Palazzo di Giustizia.

A sconvolgere il giudice era stata la decisione, di cui era venuto a conoscenza giovedì, in cui il Csm l'aveva licenziato dopo un parere negativo del Consiglio giudiziario del Piemonte. Un componente del "parlamento" locale delle toghe aveva esaminato, a campione, le motivazioni dei suoi provvedimenti, stendendo una relazione votata all'unanimità. Secondo il consiglio giudiziario i provvedimenti del giudice presentavano "gravi lacune", spesso erano redatti "in modo molto confuso, con affastellamento e ripetizione di argomenti". Una mortificazione professionale che Sibilla non ha saputo sopportare.


Alcune sentenze firmate da Sibilla avevano destato clamore, ma anche disapprovazione; e le critiche lo intristivano. Nel 2005, in controtendenza rispetto ai colleghi, annullò l'espulsione di un clandestino romeno perchè era già certo che nel 2007 la Romania sarebbe entrata nella Ue. Oppure si attirava gli strali delle amministrazioni comunali perchè cancellava a ripetizione le multe con gli autovelox che riteneva non tarati a sufficienza.

E' entrato in ufficio stamane, come al solito, il giudice Sibilla. "Mi ha salutato solo con un buongiorno", dice un'impiegata che lo ha incrociato all'ingresso. "Mi è parso strano, perchè di solito, lui così garbato, scambiava sempre qualche parola". Nessuno, nella palazzina quasi deserta, ha sentito lo sparo. A trovare il corpo, verso le otto, è stato un collega. Sul tavolo c'erano tre fogli stampati da un computer, tutti uguali: chiedevano di avvertire la moglie. 


"Si sentiva abbandonato", dicono gli amici. "Non sopportava che i colleghi magistrati, dopo aver servito per anni la giustizia, gli avessero voltato le spalle". A Taranto aveva già ricoperto l'incarico di giudice di pace; era a conoscenza del fatto che sul suo operato vi fossero delle riserve e ne aveva anche parlato con i vertici dell'ufficio, ma con i familiari, pur avendo detto di essere "amareggiato", Sibilla non aveva mai lasciato trasparire le sue intenzioni. La moglie, Maria Lucia, si è allarmata solo questa mattina, quando, prima di essere messa al corrente dell'accaduto, ha notato in casa lo scontrino di un'armeria: suo marito, il giorno prima, aveva comperato una pistola.

La signora Maria Lucia e il figlio, che ha 24 anni e studia medicina a Pisa, hanno chiesto ad un avvocato assistenza legale. "A me - spiega il penalista - i provvedimenti del giudice Sibilla che ho avuto modo di esaminare, non sembravano abnormi o scritti tanto male. Io e i miei colleghi, spesso, nei nostri ricorsi citavamo quella sentenza, divenuta famosa, con cui nel 2005 aveva annullato l'espulsione del romeno. Peraltro non era l'unico giudice italiano ad aver deciso in quel modo". Le forze dell'ordine hanno fatto mettere sotto sequestro, come atto indispensabile per compiere gli accertamenti, il computer e i supporti informatici del giudice, e anche le lettere indirizzate ai familiari.

(10 febbraio 2007)

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